Francesco Balilla Pratella, Corriere Padano, 7 marzo 1942

[panoramica di F.B. Pratella su artisti, letterati e musicisti ravennati]

E chiuderò la rassegna approssimativa col nominare i musicisti ravennati, pochi ma notevoli, cominciando da Angelo Mariani, l’insigne direttore d’orchestra italiano, il primo interprete felice del Wagner nei teatri d’Italia, pur non dimenticando gli esperimenti accademici, ma precursori e gloriosi, del grande musicista napoletano Giuseppe Martucci.

Gli tengono dietro il maestro Giulio Mascanzoni, pianista e compositore di non comune valore, rimasto soffocato dalla vita provinciale; e il ravennate adottivo Luigi Fedeli, morto giovanissimo in conseguenza di una perigliosa vita al fronte, durante l’altra guerra, il quale tuttavia ci ha lasciato opere musicali degne di considerazione e di ascoltazione.

Nomino alla fine Nino Maioli, che io considero veramente musicista dotato di genialità e fra i nostri migliori viventi, benché l’ambiente provinciale dov’egli intristisce non gli apporti nessun meritato sollievo spirituale e anzi tenti di travolgerlo e sommergerlo nell’acqua stagnante e melmosa del luogo comune. Di chi la colpa: sua o nostra?

E neppure mancano altri giovani sulla via di affermarsi nel campo dell’arte musicale, di alcuni dei quali mi piace segnalare qui i nomi: Anacleto Camerani, insegnante di pianoforte nell’Istituto Musicale cittadino; Renzo Calamosca, organista e insegnante anche lui; e Luigi Bettucci, maestro compositore e frequentante a Roma il corso di direzione orchestrale. Perciò la tradizione conta già i suoi continuatori sicuri.

Giuseppe Nanni, testata non identificata, senza data (1942–43?)

E non possiamo dimenticare gli allievi di composizione del maestro Nordio, già lanciati nel mondo dell’arte alla conquista delle più superbe affermazioni musicali: da quelle modernissime di Mario Medici, Adone Zecchi, Walter Grandi e Nino Maioli, alle altre romantiche di Franco Ferrara, degli stessi Francesco Molinari Pradelli e Giuseppe Piccioli o del polacco Stefanski o dell’ungherese Gjulj […]